Estate e smartphone. Quando il tempo libero si trasforma in tempo passato davanti a uno schermo
Il suono dell’ultima campanella prima delle vacanze estive. Per molti di noi era il momento in cui iniziavano le giornate infinite passate con gli amici, il mare, il mondo che si spalancava fuori dalla porta di casa.
Oggi guardi tuo figlio adolescente e ti domandi cos’è cambiato.
Da quando è finita la scuola, il suo orizzonte sembra essersi ristretto nello spazio di uno schermo. Ti aspettavi di dovergli ricordare di tornare a casa per cena o di discutere sugli orari delle uscite.
La frase che ti ritrovi a pronunciare ogni giorno è una, sempre la stessa: “Togli quel telefono”.
All’inizio, magari, pensavi fosse normale.
Anche durante il resto dell’anno vi siete ritrovati a discutere perché trascorreva troppe ore davanti allo schermo o perché, anche a tavola, teneva gli occhi incollati allo smartphone.
Avete dovuto negoziare, stabilire dei limiti, magari installare un’app per limitarne l’utilizzo.
Poi è arrivata l’estate e anziché aprirsi, lo hai visto chiudersi ancora di più in sé stesso.
Chatta, guarda le stories di Instagram, scorre un video dopo l’altro. Ogni tanto sorride allo schermo.
Non accade soltanto a tuo figlio.
È una situazione che molti genitori osservano proprio con l’inizio delle vacanze estive.
Con la fine della scuola non finiscono solo le lezioni.
Cambia l’equilibrio che fino a pochi giorni prima organizzava e dava struttura alle sue giornate.
Niente compiti da portare a termine entro l’ora di cena, interrogazioni da preparare, allenamenti, attività. Molti amici sono partiti e, insieme alla scuola, è venuta meno anche quella rete di relazioni e abitudini che fino a pochi giorni prima dava un ritmo alle sue giornate.
Così lo smartphone, che durante l’anno occupava i ritagli di tempo, ha iniziato a riempire il vuoto lasciato dalla routine.
Anche i dati mostrano che, durante l’estate, il tempo trascorso online dagli adolescenti tende ad aumentare.
Secondo gli esperti dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, studi internazionali evidenziano che nei mesi estivi i ragazzi trascorrono mediamente tra i 45 e i 55 minuti in più al giorno online rispetto al periodo scolastico. In Italia, inoltre, circa il 30% dei giovani tra i 12 e i 17 anni supera le quattro ore di connessione quotidiana.
I dati, però, non ci dicono tutto.
Spesso tendiamo a guardare solo al tempo di utilizzo, dimenticando di chiederci le ragioni del fenomeno che stiamo osservando.
Cosa sta accadendo davvero dietro quello schermo?
“Mio figlio non vuole uscire”. Perché d’estate molti adolescenti sembrano vivere solo attraverso lo smartphone
Per un ragazzo, la scuola non è soltanto il luogo in cui si studia e si prendono buoni (o brutti voti). È l’ambiente sociale in cui, ogni giorno, tuo figlio si confronta con i compagni, sperimenta il proprio modo di stare nel gruppo, costruisce la propria identità.
Tra i banchi si imparano tante lezioni. E non stiamo parlando soltanto di quelle impartite dagli insegnati. Le conversazioni nei corridoi, le risate durante l’intervallo, i piccoli conflitti, le rivalità, le amicizie e le complicità sono esperienze che aiutano gli adolescenti a conoscersi, a mettersi alla prova e a capire come relazionarsi con gli altri.
Insomma, la scuola è una palestra relazionale all’interno della quale i nostri ragazzi sviluppano competenze fondamentali, come la capacità di comunicare, gestire le emozioni, affrontare le delusioni, negoziare i conflitti e sentirsi parte di un gruppo.
Durante l’anno, lo smartphone non sostituisce questa realtà, ma permea la quotidianità dei ragazzi e ne rappresenta una naturale estensione. Molti si scrivono durante il pomeriggio, si inviano messaggi vocali, condividono foto sui social, commentano quello che è successo in classe o continuano conversazioni iniziate poche ore prima.
Lo smartphone, quindi, non compare all’improvviso nella vita dei nostri figli quando si chiude l’anno scolastico.
È già presente.
Ma l’arrivo dell’estate ne cambia la funzione.
Per alcuni, il cellulare continua a rappresentare uno strumento necessario a restare in contatto con gli amici, che non corrispondono necessariamente al gruppo classe.
Per altri, però, smette di essere un veicolo per comunicare e si trasforma nel modo più semplice e immediato di riempire il tempo libero, distrarsi o cercare di silenziare quella sensazione di noia e vuoto che accompagna le lunghe giornate estive.
Questo meccanismo è favorito dal modo in cui sono progettate le piattaforme digitali.
I social network come Instagram e TikTok sono progettati per catturare e mantenere l’attenzione attraverso notifiche, contenuti personalizzati e aggiornamenti continui che stimolano la curiosità e invitano a continuare a scorrere all’infinito.
Probabilmente è successo anche a te.
Apri Instagram o TikTok con l’idea di guardare un paio di contenuti e, quasi senza accorgertene, hai passato venti minuti a fissare lo schermo. Se questo accade a un adulto, è facile immaginare quanto possa essere difficile per un adolescente resistere alla tentazione di continuare a scrollare.
Durante l’adolescenza, infatti, il cervello è particolarmente sensibile alla novità e ricerca gratificazioni immediate e approvazione sociale.
Tutte cose che i social sono in grado di offrirgli senza alcuno sforzo.
Se a questo si aggiungono giornate meno strutturate a causa dei pochi impegni, tanto tempo libero a disposizione e meno occasioni di incontro, è facile capire perché il telefono finisca per rappresentare un’attrattiva così grande.
Per questo motivo, un aumento del tempo trascorso sul cellulare durante l’estate non è, di per sé, un segnale di dipendenza o di disagio psicologico.
In molti casi rappresenta un adattamento temporaneo a giornate prive di routine.
Quando il cellulare è solo un passatempo e quando diventa un rifugio emotivo
Tuttavia, ridurre l’uso intensivo dello smartphone a un modo per placare la noia sarebbe limitante. Così come sarebbe riduttivo guardare soltanto all’algoritmo e al suo funzionamento per comprendere perché gli adolescenti passino così tanto tempo online.
Per molti adolescenti, il cellulare non rappresenta semplicemente un passatempo.
Può diventare uno spazio in cui trovare conforto, distrazione o compagnia quando alcune esigenze emotive non trovano altre vie di espressione.
Ogni adolescente vive l’estate in modo diverso.
Per alcuni, ad esempio, questo periodo dell’anno può accentuare un senso di isolamento già presente.
Nell’immaginario comune l’estate rappresenta un tempo di vacanze e divertimento.
Ma chi non ha un gruppo di amici consolidato o fatica a integrarsi può vivere i mesi estivi con grande sofferenza. In queste situazioni, alcuni ragazzi possono cercare nello smartphone e nelle interazioni online ciò che in quel momento sembra mancare nella vita quotidiana: un senso di vicinanza e connessione.
Per altri adolescenti, invece, il telefono rappresenta soprattutto un modo per tenere a distanza emozioni difficili che, in estate, possono emergere con più forza. Quando le giornate perdono il loro ritmo abituale, infatti, può essere più difficile tollerare la noia, la frustrazione, la tristezza o l’ansia.
Lo smartphone, con i suoi stimoli continui, sempre a portata di mano, offre una soluzione immediata. Basta aprire Instagram per venire inondati di contenuti accattivanti: l’attenzione così si sposta altrove, lontano da ciò che si sta provando.
Ma c’è anche un altro bisogno che molti ragazzi cercano di soddisfare restando sempre connessi: quello di non sentirsi esclusi.
Già durante l’anno, rimanere aggiornati su ciò che accade nel gruppo rappresenta un aspetto importante della vita sociale di molti adolescenti.
In alcuni casi, però, questo bisogno può diventare molto intenso e trasformarsi in quella che gli psicologi definiscono FOMO (Fear of Missing Out), cioè la paura di essere esclusi o di perdersi qualcosa di importante.
Il timore è che, proprio nel momento in cui il telefono non è in mano, gli altri stiano vivendo esperienze significative senza di lui.
D’estate, la FOMO può raggiungere livelli molto elevati, per un insieme di fattori che si combinano in un mix esplosivo.
Durante i mesi di vacanza, infatti, i social vengono inondati di contenuti – fotografie al mare, serate, concerti, feste e momenti condivisi. Per chi resta a casa o vede gli amici di rado, il confronto con ciò che gli altri vivono e pubblicano può alimentare la sensazione di essere stati tagliati fuori dal resto del mondo.
Il risultato è che molti ragazzi hanno la percezione che la vita degli altri sia sempre più ricca, interessante e divertente della propria.
Controllare continuamente il telefono, quindi, non serve solo a vedere cosa fanno gli altri. In alcuni casi, diventa un modo per rassicurarsi di non essere stati dimenticati.
Ma, naturalmente, è un’arma a doppio taglio.
Il ragazzo, infatti, rischia di finire in una spirale di confronto continuo, in cui la propria quotidianità — fatta di momenti di noia o di solitudine — appare inevitabilmente sbiadita rispetto alla narrazione idealizzata delle vite altrui.
La differenza, quindi, non sta tanto nel numero di ore trascorse davanti allo schermo, quanto nella funzione che quello schermo svolge nella vita del ragazzo.
“Togli quel telefono”. Ricostruire un dialogo con i figli, oltre i divieti e le imposizioni
Ogni volta che il telefono attenua, anche solo per qualche minuto, la noia, la tristezza o la paura di essere esclusi, il cervello impara che quello è uno strumento efficace per stare meglio.
Così il gesto di estrarre dalla tasca lo smartphone per dare un’occhiata al feed diventa sempre più spontaneo. Tanto che, alla fine, si trasforma in una risposta automatica a ogni momento di vuoto o disagio.
È anche per questo che limitarsi a dire: “Spegni il telefono” o “Esci dalla tua stanza” raramente produce il risultato sperato.
Adottare un atteggiamento punitivo, usare un tono autoritario o cercare di imporre dei limiti senza comprendere il bisogno che si nasconde dietro quel comportamento rischia soltanto aumentare frustrazione, rabbia e senso di incomprensione.
Così, quello che nelle intenzioni del genitore dovrebbe essere un tentativo di ridurre una distrazione e riaprire il dialogo con il proprio figlio adolescente finisce, spesso, per diventare l’innesco di un nuovo conflitto.
Il punto, quindi, non è semplicemente togliere lo smartphone, ma capire quale funzione stia svolgendo nella vita di tuo figlio.
Si tratta di un passatempo per sopportare meglio la noia?
Di un modo per sentirsi ancora vicino agli amici durante l’estate?
Di una strategia per allontanare l’ansia o la sensazione di essere solo?
Capire cosa sta cercando tuo figlio oltre lo schermo è il primo passo per sostenerlo.
Solo comprendendo il bisogno sottostante quel comportamento potrai aiutarlo a trovare, gradualmente, modi più sani e ricchi di significato per rispondere a quello stesso bisogno.
Quando vale la pena preoccuparsi davvero e a chi rivolgersi per un sostegno psicologico a Roma Prati
Come abbiamo visto, il fatto che un adolescente trascorra più tempo su internet o davanti allo schermo del proprio smartphone durante l’estate non significa necessariamente che abbia sviluppato una dipendenza da smartphone.
Né che stia vivendo un disagio psicologico.
Ciò che merita attenzione non è tanto il numero di ore trascorse davanti allo schermo, quanto il ruolo che il cellulare sta assumendo nella sua vita.
Come genitore, può essere utile porsi alcuni interrogativi:
- Durante l’estate, mio figlio continua a vedere gli amici quando ne ha l’occasione?
- Riesce ancora ad appassionarsi ad attività che prima gli piacevano?
- Il telefono è un modo per riempire il tempo libero oppure sembra essere diventato l’unico strumento che gli permette di stare meglio?
Se lo smartphone sostituisce quasi completamente le relazioni dal vivo, se l’adolescente manifesta una marcata tendenza all’isolamento, reagisce con forte malessere o scoppi di rabbia quando gli viene chiesto di interrompere l’utilizzo del dispositivo o appare costantemente triste, irritabile o ansioso, può essere utile approfondire la situazione con il supporto di un professionista.
In queste situazioni non è necessario coinvolgere subito tuo figlio in un percorso psicologico.
Spesso può rivelarsi molto più utile un colloquio dedicato ai genitori.
Un consulto psicologico offre uno spazio in cui confrontarsi con un terapeuta per comprendere meglio il significato di alcuni comportamenti del proprio figlio, distinguere ciò che rientra nelle normali trasformazioni dell’adolescenza da ciò che merita un approfondimento e individuare strategie concrete per gestire i conflitti e ritrovare un clima familiare più disteso.
A volte, modificare il modo in cui un genitore osserva e si relaziona con il proprio figlio è già sufficiente per creare un cambiamento significativo nella relazione.
Attraverso un percorso di parent training è possibile chiarire dubbi, comprendere più a fondo i bisogni dell’adolescente e acquisire strumenti pratici per comunicare in modo più efficace, gestire i momenti di tensione e accompagnare il proprio figlio nella crescita senza che ogni confronto si trasformi in uno scontro.
Se, invece, durante il percorso dovesse emergere la necessità di coinvolgere anche l’adolescente, sarà possibile valutare insieme il momento e le modalità più adatte per avviare un percorso di psicoterapia con un terapeuta esperto in età evolutiva.
Se stai vivendo una situazione simile e desideri un confronto, nel nostro studio di Roma Prati offriamo percorsi di sostegno alla genitorialità e parent training dedicati ai genitori di adolescenti.
Rivolgersi a uno psicologo non significa essere un cattivo genitore o aver sbagliato qualcosa.
Al contrario, significa riconoscere che ogni fase della crescita di un figlio richiede competenze diverse e scegliere di acquisire strumenti concreti per accompagnare il proprio ragazzo in questo cammino con maggiore serenità ed efficacia.

