Disturbi alimentari

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Disturbi alimentari: cosa sono

Quando parliamo di disturbi alimentari intendiamo indicare una serie di patologie di natura psicologica che hanno a che fare con l’alterazione delle abitudini alimentari. Ciò che li caratterizza è un anomalo rapporto con il cibo. 

Spesso, ma non sempre, a essi si associa un’eccessiva preoccupazione dell’individuo per le forme del proprio corpo e per il peso.

Anche se il disturbo alimentare si manifesta in relazione a come e quanto si mangia, ciò che lo contraddistingue è una forte difficoltà nella regolazione delle emozioni e degli affetti, che ha come immediata conseguenza una difficoltà nella regolazione di pensieri e comportamenti.

Coloro che soffrono di un DCA hanno un bisogno estremo di esercitare controllo sulla realtà che li circonda. Prima dell’esordio del disturbo, quest’esigenza si manifesta nel tentativo di avere piena padronanza su vari aspetti della propria vita: lo studio, il lavoro, la famiglia, le relazioni…

La persona, però, si rende presto conto di non essere in grado di gestire tutto questo. Si scontra con la realtà dell’impossibilità di tenere tutto sotto controllo. Così, quest’esigenza si sposta su un ambito più ristretto, quello del proprio corpo, della sua forma, del suo peso.

Diffusione dei disturbi alimentari

A livello statistico, i disturbi alimentari hanno una maggiore diffusione e incidenza tra gli adolescenti e i giovani adulti. In particolare la fascia d’età compresa tra i 15 e i 25 anni è considerata quella più a rischio

Tuttavia, esistono casi di DCA che hanno il loro esordio in età infantile. Anoressia e bulimia, purtroppo, sono fenomeno sempre più frequenti anche tra i bambini piccoli, che manifestano i primi segni di questi disagi sempre più precocemente, già intorno agli 8-10 anni. 

Tra i più piccoli, inoltre, sono presenti anche disturbi alimentari meno noti come la pica, che consiste nel mangiare continuamente cose non commestibili, materiale non alimentare (come la carta, la terra, l’argilla, il gesso, il legno etc.) oppure il cosiddetto mericismo o disturbo di ruminazione, che si caratterizza per l’abitudine di rigurgitare, masticare, deglutire lo stesso bolo alimentare più e più volte.

L’esplodere dell’emergenza sanitaria legata alla pandemia da Coronavirus ha determinato un’esplosione dei casi di disturbi alimentari tra i più giovani. Secondo i dati messi a disposizione in occasione della Giornata del Fiocchetto Lilla, si parla di un incremento pari al +40% nei primi sei mesi della pandemia.

Un dato allarmante, a cui si aggiunge un’altra evidenza: l’età di esordio si sta abbassando sempre di più.

Sono soprattutto le donne a sviluppare disturbi alimentari. Secondo alcuni, questa prevalenza è legata alle maggiori pressione subite dalla società in cui viviamo che propone alle ragazze e le espone costantemente a modelli di bellezza irrealistici, caratterizzati da un’eccessiva magrezza. Secondo alcuni esperti, l’anoressia potrebbe rappresentare un rifiuto del ruolo femminile. Altri sottolineano il ruolo di aspetti biologici, in particolare l’influenza determinata dagli ormoni.

Al di là di convinzioni preconcette e stereotipici di genere, occorre sottolineare che anche gli uomini soffrono di DCA. Forse se ne parla ancora troppo poco. Anzi, potremmo dire che la problematica spesso viene sottovalutata, di conseguenza si arriva tardi a una diagnosi e a un successivo trattamento.

Classificazione dei principali disturbi alimentari

I disturbi alimentari più noti e diffusi sono anoressia nervosa e bulimia nervosa. A esse va ad affiancarsi il disordine da alimentazione incontrollata, definito anche binge eating disorder (BED). Essi possono essere conclamati, quando il paziente manifesta tutti i sintomi tipici del disturbo oppure sotto soglia, nel caso in cui non soddisfino tutti i criteri diagnostici previsti. Questi ultimi, in ogni caso, sono comunque oggetto di attenzione da parte dei clinici.

Descriviamo di seguito brevemente caratteristiche, differenze e sintomi di questi DCA.

 

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Un percorso di psicoterapia è fondamentale per uscire dalla trappola dei disturbi alimentari
Immagine di Freepik

Anoressia nervosa

Chi soffre di anoressia nervosa è ossessionato dalla ricerca della magrezza e dal terrore di ingrassare, prendere peso e vedere il proprio corpo cambiare. Per questo, la persona anoressica tende a ridurre drasticamente l’apporto calorico giornaliero, mangiando sempre meno fino ad arrivare al digiuno.

Questo naturalmente comporta un vistoso deperimento. Chi è affetto da anoressia solitamente ha un peso al di sotto dell’85% di quello previsto normalmente per la sua età, l’altezza e il tipo di vita che conduce. È una magrezza non costituzionale ma volontaria, auspicata e perseguita sistematicamente.

Nonostante tutto questo, chi soffre di anoressia continua a vedersi sovrappeso e a cercare di tenere sotto controllo il numero (molto basso) che vede sulla bilancia, quei centimetri intorno al girovita che sembrano sempre troppi.

L’immagine mentale del corpo è fortemente alterata. Ed è proprio quest’aspetto a rendere l’anoressia così pericolosa perché il paziente non si preoccupa affatto della propria denutrizione e spesso nega di avere un problema nel rapporto con il cibo e con la propria stessa immagine.

Il termine “anoressia” deriva dal greco e significa letteralmente “senza appetito”. Ma le persone che ne soffrono sentono lo stimolo della fame. Tuttavia, cercano di tenerlo a bada, sotto controllo e questa capacità di dominarsi porta con sé una soddisfazione tale da alimentare il disturbo stesso.

Esistono due forme o sottotipi di anoressia:

  • l’anoressia di tipo 1, con restrizione
  • l’anoressia di tipo 2, con abbuffate/condotte di eliminazione

L’anoressia di tipo 1 è considerata più grave. Quella di tipo 2, invece, è contrassegnata dall’alternanza tra periodi di forte restrizione alimentare e grandi abbuffate, a cui possono essere associate delle condotte eliminatorie cioè dei comportamenti che mirano a eliminare il cibo assunto: uso di lassativi e diuretici oppure vomito autoindotto. 

Queste sono condotte di compensazione tipiche della bulimia nervosa.

Bulimia nervosa

Da un certo punto di vista, la bulimia nervosa potrebbe essere descritta come il disturbo opposto all’anoressia. Non a caso, in greco, bulimia significa “fame da bue”.

Se la persona affetta da anoressia rifiuta il cibo, conta le calorie ingerite e tende a mangiare sempre meno, la persona che sviluppa la bulimia, invece, ha attacchi di fame incontrollata nel corso dei quali ingurgita enormi quantità di cibo. Subito dopo, avverte un forte senso di colpa che la induce a mettere in atto delle condotte compensatorie la cui funzione è quella di eliminare le calorie ingerite in eccesso ed evitare il conseguente aumento di peso.

Tra questi comportamenti troviamo il vomito autoindotto, l’abuso di particolari farmaci come i lassativi, l’esercizio fisico eccessivo, il digiuno protratto.

La bulimia dunque si caratterizza per l’alternanza tra abbuffate e fasi di restrizione alimentare. Di solito, le abbuffate vengono innescate da diete restrittive molto ferree e rigide, da stress o emozioni negative come rabbia e tristezza che non vengono correttamente metabolizzate ed espresse.

Binge eating

Il Binge eating disorder (BED) viene definito anche disturbo da alimentazione incontrollata. Questa patologia si caratterizza per le frequenti abbuffate, con l’ingestione di quantità enormi di cibo, che si verificano almeno una volta a settimana per tre mesi di fila.

Questi episodi sono accompagnati dalla sensazione di perdere completamente il controllo su cosa e quanto si sta mangiando. A differenza della bulimia nervosa, però, non sono seguiti da condotte compensatorie.

Perché si possa parlare di abbuffate da binge eating, questi episodi devono avere almeno tre delle caratteristiche riportate qui di seguito:

    • il soggetto mangia molto più rapidamente del normale
    • il soggetto mangia fino a sentirsi troppo pieno, avvertendo una sensazione sgradevole
    • il soggetto mangia quantità esagerate di cibo, anche senza sentire lo stimolo della fame
  • il soggetto mangia da solo o di nascosto a causa dell’imbarazzo e della vergogna provati per quello che fa. In letteratura, questo viene definitivo secretive eating
  • il soggetto avverte un forte senso di colpa, prova disgusto verso sé stesso oppure si sente depresso dopo l’episodio di alimentazione incontrollata

A differenza di anoressia e bulimia nervosa, il binge eating disorder è maggiormente diffuso tra i maschi, con una prevalenza stimata del 40%.

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