
Ciascuno affronta il percorso di affermazione di genere in modo diverso, mettendo in campo parti di sé, risorse e fragilità che si intrecciano con la propria storia personale, le relazioni e il momento di vita che sta attraversando.
Ci sono persone che arrivano in psicoterapia con idee molto chiare rispetto a ciò che stanno vivendo e alle scelte che desiderano fare.
Per altre, invece, il percorso terapeutico è anche e soprattutto uno spazio in cui iniziare a mettere ordine tra pensieri, vissuti ed emozioni complesse e contrastanti, che non riguardano necessariamente soltanto il rapporto con il proprio corpo o l’identità di genere.
Nel tempo, durante le sedute di psicoterapia, possono emergere aspetti nuovi, domande che prima non erano così evidenti.
Quando si raggiunge questo punto del percorso, può anche farsi strada la necessità di approfondire aspetti della propria personalità e mettere a fuoco altri elementi legati al proprio funzionamento psicologico.
È in questi momenti che il terapeuta può proporre una valutazione psicodiagnostica strutturata, che combina il colloquio clinico con la somministrazione di una serie di questionari e test validati.
Cos’è la valutazione psicodiagnostica e perché è prevista all’interno del percorso di affermazione di genere
Quando si parla di identità di genere e transizione, l’idea di essere sottoporsi a dei test può mettere in soggezione.
Molti provano ansia o temono di dover superare una sorta di esame per poter ottenere l’autorizzazione ad andare avanti nel proprio percorso.
È una reazione comprensibile, che nasce però da un’idea distorta rispetto al valore e al significato di questo passaggio.
La valutazione non è una prova da superare né né uno strumento pensato per decidere al posto della persona.
Si tratta, invece, di uno strumento al servizio della persona e del suo percorso.
Attraverso il colloquio clinico e l’utilizzo di test psicologici validati, infatti, è possibile raccogliere informazioni più approfondire sul funzionamento psicologico della persona.
Questo consente di individuare sia le risorse personali che possono essere valorizzate – come la capacità di adattamento o la presenza di solide relazioni di supporto – sia eventuali aree critiche (stati d’ansia intensi, vissuti depressivi, fragilità nell’autostima) che meritano attenzione e che, se non adeguatamente riconosciute, potrebbero rendere il percorso più faticoso o esporre la persona a momenti di maggiore vulnerabilità nel momento in cui si presenterà al mondo con una nuova identità, esponendo a dubbi, critiche, incomprensioni.
In questo modo è possibile costruire un percorso più solido, sostenibile e rispettoso della complessità della persona.
All’interno di un percorso di affermazione di genere, la valutazione psicodiagnostica è prevista proprio per questo motivo.
Non per stabilire se una persona “può” o “non può” prendere determinate decisioni su sé stessa, ma per comprendere in quali condizioni vengono prese queste decisioni, così da tutelarne il benessere psicologico.
I test psicodiagnostici utilizzati in questo contesto non misurano l’identità di genere, né stabiliscono se una persona sia “abbastanza” o “realmente” transgender.
Il loro obiettivo è diverso: aiutano a comprendere come la persona vive, come gestisce le emozioni, quali sono le sue modalità relazionali e quali caratteristiche possono favorire o rallentare il processo.
Affrontare un percorso di affermazione di genere, infatti, comporta cambiamenti importanti sul piano personale, relazionale e, in alcuni casi, medico.
Avere uno spazio di approfondimento che permetta di conoscere meglio i propri punti di forza e le aree di debolezza consente di lavorare su di essi e di giungere così a questi momenti di passaggio molto più preparati.
Come si svolge la valutazione psicodiagnostica
La valutazione psicodiagnostica si svolge in un incontro clinico dedicato, della durata di circa 2-3 ore, condotto dal dott. Giovanni Garufi Bozza, psicodiagnosta con esperienza anche in ambito peritale come consulente tecnico di parte e del Tribunale.
L’incontro comprende:
• un colloquio anamnestico approfondito, in cui vengono esplorati la storia personale, familiare e relazionale, il percorso di consapevolezza rispetto all’identità di genere, eventuali eventi significativi o traumatici e la presenza di difficoltà psicologiche;
• la somministrazione di test psicodiagnostici standardizzati (come test di personalità e strumenti di valutazione del funzionamento cognitivo, quando necessario)
• una valutazione complessiva della struttura di personalità e del funzionamento psicologico
• un inquadramento diagnostico che tiene conto anche delle possibili diagnosi differenziali
I test non servono a “decidere” chi può o non può intraprendere un percorso di affermazione di genere, ma a comprendere meglio la persona nella sua complessità.
Valutazione psicodiagnostica e diagnosi di disforia/incongruenza di genere
Al termine della valutazione psicodiagnostica, il professionista redige una relazione clinica specialistica.
Questo documento può:
• supportare il percorso psicoterapeutico,
• essere utilizzato nei passaggi successivi dell’iter del percorso di affermazione di genere quali la terapia ormonale (da concordare con l’endocrinologo) e/o la rettifica anagrafica
La valutazione, quindi, non è un punto di arrivo, ma una tappa del percorso, utile per orientarsi con maggiore chiarezza.
Valutazione psicodiagnostica per persone transgender a Roma nord
La valutazione psicodiagnostica è parte del percorso “Identità in corso” promosso dal Centro di psicologia e psicoterapia Il Filo di Arianna, un progetto strutturato che integra competenze psicologiche, mediche e legali per accompagnare la persona transgender in modo completo.
Quando indicata, questa fase si inserisce all’interno di un lavoro più ampio, con l’obiettivo di sostenere la persona nel costruire un percorso coerente, rispettoso dei propri tempi e realmente aderente ai propri bisogni.
Per accedere al progetto “Identità in corso” contatta il numero dedicato 3317213536.
Troverai a risponderti uno psicologo esperto in materia che potrà ascoltarti e orientarti verso il servizio più indicato.
Il servizio di accoglienza è attivo dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 15.30 alle 18.00. Qualora non si riuscisse a prendere la linea, sarà possibile lasciare un messaggio in segreteria telefonica o inviare un messaggio via wahtsapp per venire ricontattati appena possibile.

