“Non riconosco più mio figlio”. Genitori spaventati di fronte all’adolescenza

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I recenti episodi di cronaca nera impongono una riflessione sull’emergenza del malessere psichico adolescenziale, sempre più evidente e fuori controllo.

In questo articolo divulgativo non tratteremo la psicopatologia legata all’adolescenza ma forniremo input di riflessione sull’adolescenza, sulle sfide fisiologiche che genitori e figli si trovano ad affrontare in una società complessa, scandita da cambiamenti ultrarapidi.

Adolescenza senza argini

L’adolescenza è una fase del ciclo vitale individuale e famigliare in cui è centrale il cambiamento nelle sue molteplici espressioni.

Il compito di sviluppo principale dell’adolescente è la costruzione dell’identità, le sfide fondamentali riguardano la graduale separazione dalla famiglia d’origine, la creazione di nuove appartenenze (si intensifica il rapporto con il gruppo dei pari), la definizione di sé, la maturazione del corpo, la nascita delle prime relazioni sentimentali.

Gli adolescenti si confrontano con un maggiore senso di responsabilità.

L’adolescenza può essere considerata una cartina tornasole, in cui emergono eventuali bisogni irrisolti in infanzia, risorse e fragilità.

Ad esempio, se un bambino ha percepito fiducia in sé stesso da parte dei genitori, si è sentito valorizzato, sarà con molta probabilità un adolescente con un buon grado di autostima e non si sentirà troppo spaventato dai cambiamenti e dalle nuove autonomie che acquisisce progressivamente.

I genitori degli adolescenti si confrontano con il compito di incoraggiare la crescita dei figli, tollerando i loro movimenti di separazione.

È inoltre fondamentale curare la comunicazione aperta con i propri figli e fornire dei limiti chiari e contenitivi.

Oggi esistono diverse configurazioni familiari ma gli adulti sembrano trasversalmente coinvolti in un senso di disorientamento e smarrimento nello svolgere il compito genitoriale.

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Sono adulti che faticano ad assumere una posizione autorevole.

Si è passati da un modello di famiglia tradizionale caratterizzato da ruoli distinti e differenziati, autorità e distanza emotiva a famiglie polarizzate sull’affettività, in cui sembra perdersi il valore della normatività e ruoli e confini si confondono e si simmetrizzano. Affettività e normatività richiedono di essere integrate. Gli adolescenti necessitano fortemente di figure adulte capaci di delineare limiti chiari.

Un adolescente che non percepisce l’autorevolezza genitoriale, la differenza generazionale tra sé e gli adulti di riferimento, sperimenterà una profonda solitudine.

I limiti genitoriali svolgono una funzione fondamentale non solo per la regolazione dei comportamenti, ma anche delle emozioni.

Gli adolescenti contestano i limiti, provocano il conflitto, ricercano la trasgressione ed è fondamentale che sentano degli argini, che a livello profondo trasmettono sicurezza e protezione, educando alla frustrazione.

Bambini e adolescenti che non hanno fatto esperienza del limite con molta probabilità incontreranno difficoltà di adattamento e di crescita.

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Immagine di Freepik

Solitudini online

I genitori di oggi vivono ritmi lavorativi spesso sovraccaricanti e sono costantemente esposti a modelli di perfezione irraggiungibile. Tutto questo li rende più fragili e insicuri.

Sono genitori che si sentono facilmente in colpa, che ricercano nei figli conferma su stessi, sull’essere dei bravi genitori.

Il senso di inadeguatezza sperimentato non permette loro di assumere una posizione autorevole e rischia di provocare un’illusoria compensazione pratica alla mancanza di tempo da poter dedicare ai figli.

Molti genitori percepisco la difficoltà a comunicare con i propri figli adolescenti, sentono di non riconoscerli più, di non comprendere i loro gusti, le loro scelte, le loro abitudini.

Inconsciamente, delegano ai social, agli insegnanti, agli psicoterapeuti le funzioni genitoriali rispetto alle quali non si sentono all’altezza.

Lo smarrimento genitoriale è dovuto a molteplici fattori, tra cui una società confondente, gli equilibri precari, la stanchezza quotidiana, l’assenza di modelli genitoriali a cui ispirarsi: non ci si riconosce nell’esempio dei propri genitori ma, allo stesso tempo, non si trovano alternative a cui fare riferimento.

L’insicurezza dei genitori collude con quella dei propri figli.

Gli adolescenti sperimentano insicurezza e paura che spesso si camuffano dietro delle maschere: l’onnipotenza, la rabbia, la ribellione.

Genitori e figli sembrano quindi accomunati da un vissuto di profonda solitudine.

Il modo di stare in relazione oggi è polarizzato sulla dimensione virtuale e digitale.

Si trascorre la maggior parte del proprio tempo online e i nativi di questa era rischiano di essere precocemente allenati all’iperconnessione e spaventati dalla relazione, dall’incontro reale.

L’immaginario del futuro appare minaccioso, incerto, precario, ancor più dopo fenomeni destabilizzanti come la pandemia di Coronavirus e lo scoppio del conflitto russo-ucraino. La crescita è poco incoraggiante, in primis dagli adulti, spesso nostalgici della propria adolescenza. Ci troviamo così di fronte a genitori che somigliano più ad amici e fratelli, che non riescono a costruire quel confine generazionale essenziale e sano, che contribuisce allo sviluppo dei figli.

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Consapevolezza e connessioni

È vero che vi sono profonde differenze tra l’adolescenza dei figli di oggi e quella dei propri genitori, dovute ad elementi contestuali, ad una società che rischia di essere fluida senza confini e limiti ma è importante riconoscere che esistono anche delle profonde similitudini.

Per i genitori è fondamentale recuperare la consapevolezza di sé, degli adolescenti che si è stati e degli adulti che si è.

Occorre ripristinare il valore dei ruoli: un genitore deve essere genitore, né amico, né psicologo dei propri figli.

Allontanarsi dagli ideali mediatici di perfezione può aiutare a non sentirsi fallimentari e mai all’altezza. Poter tollerare il malcontento e la rabbia dei propri figli senza sentirsi in colpa ed in dovere di compensare facilita la crescita e la distribuzione di responsabilità all’interno di una famiglia.

Si tratta di rinunciare alla ricerca di rassicurazione da parte dei propri figli, recuperando fiducia nel proprio modo di essere e fare il genitore.

La sfida è poter crescere insieme, costruendo lo spazio per la soggettività del figlio.

Un figlio che sente di non poter essere adolescente, di non poter entrare in conflitto con il genitore, di non poter deludere sta manifestando un profondo disagio, sta abdicando al proprio ruolo per proteggere i genitori che non sente sufficientemente presenti e pronti.

Chi non ha potuto esperire la propria adolescenza a suo tempo, porterà con sé, in età adulta, il bisogno di essere adolescente, incontrando inevitabilmente difficoltà di crescita.

I ruoli e i confini oggi vengono erroneamente associati ad una distanza nella relazione, in realtà sono i pilastri dell’intimità.

articolo a cura della dottoressa Giulia Gregorini, psicologa e psicoterapeuta del Centro di psicoterapia Il Filo di Arianna

 

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    Immagine di copertina: Freepik