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Il lutto. Accettare il dolore per tornare a vivere

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È una cosa curiosa la morte di una persona cara. È come salire le scale al buio per andare in camera da letto e credere che ci sia ancora uno scalino. Il tuo piede cade nel vuoto e c’è un nauseante momento di tetra sorpresa”.

dal film “Lemony Snicket. Una serie di sfortunati eventi” di Brad Silberling

Perdere qualcuno che si è amato è un evento terribilmente doloroso, un vero e proprio shock che può produrre un vortice di emozioni negative e un senso profondo di vuoto e solitudine.

L’idea di non poter più avere un contatto con lui o lei, di non poter sentire la sua voce, di non vedere mai più quel sorriso affiorare sul suo volto, di non poter trascorrere del tempo insieme ha un impatto devastante sulla psiche. Proviamo un senso di smarrimento, come se non avessimo più un punto di riferimento.

Sentiamo che più nulla ha senso.

Siamo di fronte a un vero e proprio trauma, una frattura nella nostra vita.

C’è un prima e un dopo quella morte per noi incomprensibile, soprattutto se avvenuta all’improvviso, senza che ci fossero avvisaglie di sorta.

Ma anche se la sofferenza sembra insostenibile, superare il lutto è possibile.

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Immagine di Freepik

Elaborare un lutto: ritrovare un senso dopo la morte di una persona cara

Sentiamo spesso parlare in modo generico di elaborazione del lutto.

Ma cosa significa?

Metabolizzare la scomparsa di una persona cara non vuol dire dimenticare chi non è più con noi né cancellare il dolore per la sua assenza. Quando penseremo a lui o lei, sentiremo sempre una fitta in fondo al cuore, un senso di nostalgia e rimpianto per quello che non è più.

Soffrire è del tutto normale.

E proprio da quel dolore bisogna partire, dandosi il tempo di attraversarlo, imparando ad accoglierlo e a trasformarlo.

Elaborare la perdita di chi abbiamo amato è un viaggio intimo e personale, che ciascuno di noi affronta a suo modo. Non esiste una formula unica, un modo giusto per tutti.

Si tratta di lungo e delicato processo di riadattamento, una ristrutturazione di sé e del proprio mondo interiore che conduce all’accettazione.

Soltanto accettando la realtà ineluttabile della morte si può ricominciare, ritrovare un significato nella vita che va avanti.

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Immagine di Freepik

Cosa succede alla mente dopo un lutto?

Un evento drammatico come la scomparsa di una persona cara ha un impatto fortissimo, così potente da cambiarci, da farci sentire delle persone diverse.

Non è soltanto un’impressione.

Le neuroscienze hanno dimostrato come il lutto sia in grado di produrre un vero cambiamento nel nostro cervello, che reagisce al forte stress di tale evento attivando un meccanismo di auto-difesa che scatta solitamente di fronte a un potenziale pericolo: la risposta attacco-fuga (fight or flight).

In sostanza, la perdita dell’altro significativo (un genitore, il partner, un caro amico) manda in tilt il nostro cervello, che fa scattare l’allarme, delegando al corpo il compito di trovare una soluzione.

L’organismo si comporta di conseguenza.

Le ghiandole surrenali cominciano a produrre grandi quantità di cortisolo, il cosiddetto ormone dello stress che, a livelli elevati, provoca confusione mentale, scarsa attenzione, un generale affaticamento che incide anche sulla memoria.

Ci sentiamo confusi, disorientati, come se avessimo la testa annebbiata.

È il senso di torpore e ottundimento che si lega alle primissime fasi del lutto, quei momenti in cui neghiamo la realtà dei fatti, ingannando noi stessi, illudendoci che la persona cara non sia scomparsa per sempre.

A risentire degli effetti collaterali del cortisolo è anche il nostro riposo. Chi ha subito un lutto, spesso sviluppa disturbi del sonno: fa fatica ad addormentarsi oppure ha risvegli improvvisi e le sue notti sono popolate di incubi.

Poi subentra il processo di elaborazione, in cui il nostro cervello deve imparare a fare i conti con quell’assenza, ricostruendo il legame spezzato dalla morte.

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Immagine di Drazen Zigic su Freepik

Affrontare la perdita: le 5 fasi del lutto

Come abbiamo detto, la perdita è un evento che ciascuno di noi vive in modo unico e personale.

Da un punto di vista generale, si parla di 5 fasi del lutto individuate e descritte dalla psichiatra svizzera Elisabeth Kübler-Ross:

  • fase del rifiuto o negazione: la prima reazione che abbiamo di fronte alla scomparsa di una persona cara è il rifiuto. Nonostante l’evidenza dei fatti, non siamo disposti ad ammettere che chi abbiamo amato non c’è più. È troppo doloroso, insostenibile quindi cerchiamo inconsciamente di proteggerci negando l’accaduto, fingendo che non sia vero, continuando a comportarci come se quella persona fosse ancora in vita, cercandola insistentemente dove non può essere;
  • fase della rabbia: una volta che si è presa consapevolezza della scomparsa, il dolore si mescola ad altre emozioni. Quella che emerge con più prepotenza è la rabbia, legata alla sensazione di aver subito un’ingiustizia a cui si cerca di ribellarsi. Qualcuno si chiede cosa abbia sbagliato per meritare tanto dolore, indirizzando la rabbia contro di sé; qualcun altro se la prende con coloro che ha intorno, cercando ovunque dei “colpevoli”; altri ancora si sentono in collera con il defunto, reo di averli abbandonati, di essersene andato troppo presto, lasciandoli soli; altri ancora rivolgono la propria ira contro Dio o contro la sorte avversa;
  • fase del patteggiamento: messa da parte la rabbia distruttiva, si comincia a ragionare nel tentativo di trovare una soluzione per non soffrire più. Ci si guarda dentro, valutando quali sono le risorse a disposizione e quali strategie adottare per superare questo difficile momento, ricostruendo una parvenza di normalità. Il lutto non è ancora elaborato ma il processo entra nel vivo;
  • fase della depressione: è a questo punto che ci si rende conto con costernazione di quanto si è perso. I sentimenti dominanti sono tristezza, disperazione e un profondo senso di vuoto. Talvolta, il dolore provato può dare luogo a manifestazione fisiche, esprimendosi in sintomi corporei quali mal di testa, disturbi gastrici, insonnia…
  • fase dell’accettazione: questo lungo viaggio dentro sé stessi si conclude con l’accettazione della perdita e la costruzione di un nuovo equilibrio.

Non parliamo di “guarigione” poiché il lutto non è un disturbo, ma la normale risposta emotiva di fronte alla rottura di un legame profondo e alla perdita di una parte di noi stessi.

Ciascuno deve avere il tempo e lo spazio per poter ascoltare il suo dolore, accoglierlo e viverlo fino in fondo per poterlo trasformare.

Supporto psicologico per superare un lutto – Psicologo Roma Prati Cipro Ottaviano

Presso il Centro di psicologia e psicoterapia Il Filo di Arianna a Roma Prati operano diversi terapeuti esperti che svolgono sedute di psicoterapia destinate a chi sta affrontando la perdita di una persona cara e ha bisogno di supporto nell’elaborazione del lutto, per ricominciare a vivere in modo sereno.

Contattaci al 327 297 1456. Un terapeuta del centro prenderà in carico la tua richiesta. A seguito di un colloquio telefonico preliminare, in cui riceverai tutte le informazioni necessarie, potrai fissare un appuntamento per valutare di intraprendere un percorso di psicoterapia a Roma Prati in linea con le tue esigenze.

Il nostro centro si trova in Circonvallazione Trionfale 145, 00195 Roma, zona Prati.

Il Centro di psicologia e psicoterapia Il Filo di Arianna può essere raggiunto comodamente anche con i mezzi pubblici, vista la vicinanza con due fermate della metropolitana linea A: Cipro e Lepanto.

Bus:
n° 70, 23, 291, 496, 31, 33, 495 (dalle fermate metro Cipro, Flaminio e Valle Aurelia).

Nel caso in cui ce ne fosse bisogno, si potrà valutare anche di seguire una psicoterapia a distanza, avvalendosi di colloqui online attraverso videochat Zoom.