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Cura e Pittura. Le interviste agli artisti in mostra

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Cura e Pittura. Le interviste agli artisti in mostra

Sabato 25 novembre 2023, negli spazi del Centro di psicologia e psicoterapia Il Filo di Arianna si è tenuta la terza edizione di “Cura e pittura”, una suggestiva mostra-evento ideata dai professionisti del centro allo scopo di mettere in dialogo l’arte nelle sue diverse declinazioni – dalla pittura alla sartoria, passando per la scrittura – e il concetto di cura. Arte come mezzo d’espressione e di indagine della propria interiorità, che permette di riconnetterci a noi stessi e alle nostre emozioni, anche quelle più difficili. E arte come potente strumento terapeutico e benefico non solo per chi la produce, ma anche per chi ne fruisce.

Per un pomeriggio, le stanze che di solito ospitano le sedute di terapia (individuale, di coppia, di gruppo, familiare) sono divenute stanze d’artista, aperte ai curiosi visitatori che hanno avuto la possibilità di meravigliarsi e riflettere allo stesso tempo, confrontandosi con gli artefici delle opere che stavano ammirando: Mauro Russo, Gennaro Ponticelli, Mariaveronica Guerra, Luca Perugini, Zerick (nome d’arte di Enrico Savoni), Emiliano Sicuro, Giovanna Breccia.

Il Centro di psicologia e psicoterapia Il Filo di Arianna, sito al confine tra il quartiere Trionfale e il rione Prati, organizza spesso iniziative di questo genere, allo scopo di promuovere una riflessione più ampia sul benessere psicologico e la crescita individuale.

Ma conosciamo meglio gli artisti in mostra attraverso le loro parole, oltre che grazie alle loro opere.

Mauro Russo tra esperienza di pittura e insegnamento

“Insegnavo a Milano, prima di venire a Roma. E lì si facevano incontri con i grandi ospedali. Ricordo che il fatto del colore, della forma, del poter toccare in senso tattile i colori aiutava i ragazzi con diverse problematiche a riguadagnare il sorriso, a sentirsi appagati. Questa è una cosa che mi è rimasta dentro come traccia. La pittura è un modo per fare una cura ma può essere anche una preghiera”.

Così Mauro Russo spiega la sua visione del rapporto tra arte e cura, tema della mostra a cui partecipa con due opere che rappresentano la sintesi del suo lavoro.

 

L’evoluzione di Luca Perugini: il piacere di disegnare senza ripensamenti

Luca Perugini è un “veterano” di Cura e Pittura. Con i suoi disegni a matita ha partecipato ad entrambe le precedenti edizioni della mostra presso il Centro Il Filo di Arianna, la prima nel 2016 e la seconda nel 2019.

La prima volta che ho preso in mano la matita è stato per distrarmi da un dolore” racconta Luca Perugini, che ha cominciato a disegnare dopo il lutto per la perdita della madre.

“All’inizio, ho concentrato tutte le energie su quello. Ma come tutte le cose si cambia. Alla fine quell’esigenza di concentrarle tutte si è affievolita e quindi ho cambiato approccio e tecnica. Anziché andare sui dettagli – come si vede ad esempio nel mio ritratto di Einstein dove la ricerca del microdettaglio nel disegno è uno sfogo totale – ho scelto di utilizzare il carboncino.

Il carboncino è più pasta, lo puoi spalmare, lo puoi modellare mentre la matita è un lavoro di fino. La ricerca del dettaglio – come in terapia – a volte è un percorso oltre che faticoso, doloroso. Quindi ho cercato di andare verso il carboncino perché mi permetteva di ottenere un risultato soddisfacente in minor tempo, con minor sforzo. Poi ho cercato di trovare piacere anche in quell’approccio e adesso, quando comincio a disegnare è un’avventura che non ha freni, che non ha ripensamenti, che non ha sconti”.

Sulla scelta del ritratto, commenta “lo sguardo per me è una sorta di specchio. Riuscire a centrarlo è una sfida a cercare di entrare dentro il personaggio e anche dentro me stesso come riconoscimento del carattere”.

I disegni di Mariaveronica Guerra: l’energia femminile abusata

Mariaveronica Guerra ha deciso di partecipare a “Cura e Pittura” con una serie di opere molto significative per lei, che ha intitolato “Terapia per pastelli a olio”.

Si tratta di disegni che ha cominciato a realizzare subito dopo la morte del padre e che le hanno consentito di entrare nel processo di elaborazione del lutto, liberandosi di tante emozioni e vissuti.

“Sono molto contenta di aver partecipato proprio perché è stato molto curativo. Ho scelto dei disegni molto forti, che contengono anche diversi dolori, traumi che sono emersi. Portandoli fuori, ho potuto curarli” spiega l’artista.

Il filo conduttore che lega queste immagini è “l’energia femminile un po’ abusata, non compresa, molestata, non necessariamente dalla figura maschile, anche se c’è molto anche quello. Il tema principale è proprio il dolore di una donna. Sono tutti permeati anche di dolori antichi”



Emiliano Sicuro: arte come rifugio e strumento di catarsi 

Emiliano Sicuro, alla sua prima partecipazione a “Cura e Pittura” ha deciso di portare due raffinati costumi teatrali, molto ben riconoscibili. Si tratta, infatti, di due abiti di epoca Regency, uno in tulle con incrostazioni e ricami color ceruleo e l’altro in velluto nero effetto cangiante, creati per il Bridgerton Royal Event, evento di lancio della seconda stagione della nota serie di Netflix.

Un’esperienza molto bella e suggestiva per fondatore della sartoria Lab Costume, che spiega come per lui l’arte non sia soltanto uno strumento per esprimersi ma anche “un elemento di protezione”.

Zerick, opere senza titolo per lasciar spazio a chi guarda

“L’arte è un modo per esprimere stati d’animo, emozioni, vissuti ma anche per raccontare una storia, cosa che vorrei fare io in futuro dato che vorrei dedicarmi al fumetto”. Questo il punto di vista del giovanissimo Enrico Savoni, in arte Zerick, che espone in una delle sale dello studio le sue illustrazioni realizzate in digitale.

Le sue opere non hanno un titolo per una precisa scelta. “Preferisco che sia la persona che guarda l’opera a darle un titolo. Non voglio limitarla, voglio lasciarle spazio d’interpretazione. Le opere che realizzo sono indirizzate a tutti e vorrei che ciascuno vi trovasse un suo proprio significato”.

Gennaro Ponticelli

Intervistato per “Cura e Pittura”, l’artista sordo Gennaro Ponticelli rievoca l’inizio della sua carriera, come pittore di strada.

“Quand’ero bambino” racconta “facevo i miei primi disegni sull’asfalto con il gesso. Nelle feste di paese, disegnavo per terra delle Madonne e molta gente veniva a vederli e lasciava parecchi soldi, che aumentavano quando scoprivano che ero non udente”.

Un giorno, però, intervenne il parroco che, sostenendo che il denaro fosse troppo, lo portò in chiesa, lasciando a Gennaro in cambio soltanto delle medagliette con delle immagini della Madonna.

“Forse questo grande talento per la pittura è stato proprio un dono della Madonna” scherza Gennaro, illustrando poi il significato dietro le opere che ha scelto di esporre.

In uno dei quadri si vede sua figlia nelle vesti della Madonna di Guadalupe. È incinta e ai suoi piedi sono raffigurati due puttini, che rappresentano i nipotini di Gennaro, due gemellini.

Giovanna Breccia

Nella stessa stanza in cui sono esposti i quadri di Mauro Russo, sulla scrivania, stanno posati alcuni libri.

Sono i romanzi di Giovanna Breccia, frutto trent’anni di scrittura e riflessione.

L’autrice, di formazione psicoanalitica, riversa in queste pagine la sua lunga esperienza terapeutica, tanta “realtà di vita”.

“Scrivere è terapeutico perché quando creiamo esprimiamo parti molto profonde della nostra personalità, di cui spesso non siamo nemmeno coscienti” spiega.

“Si tratta di una forma di autoconoscenza e autoanalisi per chi crea il libro. E poi – spero – per chi lo legge, soprattutto. Perché nei miei libri io parlo delle cose della vita, delle dinamiche relazionali, dei problemi familiari, c’è la ricerca di un senso al vivere” aggiunge.