Autostima e narcisismo

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L’importanza di una sana autostima

Cosa significa avere una buona autostima?

A differenza di quel che si crede, avere fiducia in sé stessi non vuole dire affatto sopravvalutare le proprie capacità, ponendosi al di sopra degli altri, senza tenere conto dei limiti che ciascuno di noi ha come essere umano.

Quella, piuttosto, è arroganza!

Potremmo definire la vera autostima come una forte consapevolezza di sé. Quando si nutre una sana considerazione di sé, infatti, si è consci non soltanto delle proprie risorse e capacità, ma anche delle proprie fragilità, dei “punti deboli” e delle mancanze.

Altro aspetto dell’autostima, spesso troppo sottovalutato, è che essa si accompagna anche all’avere cognizione del proprio diritto a stare bene, a perseguire il proprio benessere e, potremmo dire, la propria felicità. In essa c’è una componente fondamentale di amor proprio, da non confondere con il narcisismo, di cui parleremo più avanti.

Ciò significa che essa svolge un importante ruolo protettivo come fattore di tutela del benessere psicologico, prevenendo il rischio di sviluppare sintomi ansiosi e depressivi.

Quando ci amiamo e diamo valore a noi stessi, ci sentiamo più sicuri e capaci, sentiamo di poter riuscire. Siamo più autonomi, fiduciosi, aperti al mondo e agli altri, flessibili e in grado di accogliere il cambiamento.

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Da cosa deriva l’autostima?

Ma come si forma l’autostima?

Quali sono le esperienze che possono influenzarne la costruzione?

Possiamo dire che l’immagine che abbiamo di noi stessi si forma a partire dalle esperienze vissute durante l’infanzia, a contatto con le nostre figure di attaccamento primarie ovvero i nostri genitori o coloro che si prendono cura di noi.

Il modo in cui un padre o una madre si relaziona con il proprio bambino influisce in modo positivo o negativo sulla sua concezione di sé, così come evidenziato dalla teoria dell’attaccamento e dagli studi successivi.

Pensiamo, per esempio, agli effetti che può produrre il comportamento tenuto da una madre svalutante, che critica costantemente il figlio, lo giudica, non è in grado di riconoscerne i bisogni e non lo accetta per quel che è, facendolo sentire sempre in difetto perché non rispondente alle sue aspettative.

Un genitore così esigente trasmette al proprio figlio un messaggio che si imprime a fuoco nella mente del bambino: non meriti amore per quello che sei.

Le conseguenze sull’autostima sono terribili, che non può che essere deficitaria, molto bassa.

D’altro canto, genitori capaci di sintonizzarsi con il bambino, di accoglierlo, accettandone pensieri ed emozioni, rispettandolo come individuo unico, imponendo regole e limiti chiari, favoriscono lo sviluppo nel figlio di un’immagine positiva di sé e quindi di una solida autostima.

La qualità del legame di attaccamento, dunque, ha un impatto notevole.

Ma anche se le radici dell’autostima si trovano nell’infanzia, tuttavia, non bisogna ritenersi “condannati” dalle esperienze negative vissute in quella fase della propria esistenza.

Quello che abbiamo vissuto può influenzarci, certo.

Ma tutti possediamo la capacità di autodeterminazione, per quale ciascuno di noi è in qualche modo artefice della propria vita, a prescindere da quello che è stato il punto di partenza.

Nulla è scritto sulla pietra, non c’è un destino segnato per sempre.

Ciò significa che si può sempre lavorare sullautostima, coltivando la fiducia nella propria capacità di affrontare (e vincere) le sfide della vita.

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L’autostima nella vita: come una sana considerazione di sé ci influenza nei vari ambiti del quotidiano

L’autostima è un pilastro della nostra esistenza.

Il modo in cui consideriamo noi stessi e ci valutiamo, infatti, influenza i diversi ambiti della nostra vita, da quello scolastico e lavorativo fino alle relazioni di coppia e al modo in cui ci prendiamo cura di noi.

Entriamo più nel dettaglio.

Autostima e cura di sé

Il sano amor proprio è fatto di grande rispetto per noi stessi. Questo significa che l’autostima influisce anche sul modo in cui ci prendiamo cura di noi stessi, ascoltandoci e prendendo in considerazione i nostri bisogni.

La cura di sé, infatti, si declina in molti modi diversi, dallo svolgere attività fisica per restare in salute allo stringere delle relazioni che ci arricchiscono umanamente e ci fanno stare bene, dal prendersi un momento di relax per leggere un libro o fare una passeggiata nella natura al decidere di intraprendere un percorso di psicoterapia per conoscersi meglio o lavorare su alcuni aspetti di sé.

Autostima a scuola e sul lavoro

L’autostima è un motore che ci consente di ottenere successo nella vita, sia quando siamo molto giovani che da adulti.

In ambito scolastico, la considerazione di sé che ha uno studente può favorire o pregiudicare lo studio e quindi il rendimento, consentendo al bambino o ragazzo di raggiungere dei risultati apprezzabili.

Allo stesso modo, l’autostima gioca un ruolo importante anche nella vita lavorativa, consentendoci di sentirci soddisfatti di quello che facciamo e anche di aprirsi a nuove opportunità perché, se abbiamo una buona considerazione di noi stessi, siamo pronti a metterci in gioco e assumerci nuove responsabilità.

Autostima e relazioni di coppia

Dall’autostima salda e dalla consapevolezza di avere diritto a stare bene discendono varie conseguenze, la prima delle quali è rappresentata dalle scelte affettive che si fanno.

Se ho una buona considerazione di me, sceglierò un partner che sia in grado di trattarmi nel modo più adeguato, qualcuno che sia in grado di darmi l’amore che sento di meritare.

Non mi accontenterò del primo che capita soltanto per non trovarmi da solo.

Se, al contrario, non sento di avere valore, potrei avere la tendenza a legarmi a persone che mi confermano l’immagine negativa che ho di me stesso, trattandomi con poco rispetto.

In coppia, la bassa autostima si lega anche all’insicurezza, alla gelosia e alla dipendenza affettiva.

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Sana autostima e narcisismo patologico: ecco le differenze

Come abbiamo detto all’inizio, non bisogna confondere autostima e il narcisismo.

L’autostima, infatti, corrisponde a un “narcisismo sano”, in cui l’amore e la considerazione che si hanno per sé stessi sono accompagnati dal rispetto dell’altro e dall’empatia, intesa come capacità di sentire ciò che l’altro – si tratti di un amico o del partner con cui abbiamo una relazione – sta provando.

Quando, invece, c’è un senso di grandiosità, un bisogno di primeggiare sull’altro, ci troviamo di fronte al narcisismo patologico, un vero e proprio disturbo che nasconde, dietro la maschera della presunzione e del disprezzo per l’altro, un’autostima fragile e ferita, che ha bisogno di continui apprezzamenti da parte del prossimo per stare in piedi.

Autostima: prevenzione e cura

Vista la grande rilevanza dell’autostima nella nostra vita, è bene cominciare a prendersene cura a partire dall’infanzia, in modo da prevenire eventuali problematiche e disagi futuri.

Per favorire la costruzione di una positiva immagine di sé nei bambini, i più piccoli dovrebbero essere educati al rispetto di sé stessi e dell’altro e aiutati a comprendere il valore profondo delle relazioni in un’epoca in cui, purtroppo, sembra trionfare l’epica dell’individualismo sfrenato ed egoriferito.

È possibile anche “guarire” un’autostima ferita.

Prima di intervenire, però, è opportuna una valutazione caso per caso che aiuti a inquadrare il problema dal punto di vista diagnostico per poter proporre il trattamento più adeguato. In alcuni casi, infatti, la psicoterapia deve essere integrata con un supporto farmacologico, finalizzato a mettere la persona nelle condizioni migliori per lavorare su di sé.

Tutti questi temi verranno approfonditi in un workshop esperienziale presso il Centro di psicoterapia e psicologia Il Filo di Arianna a Roma Prati.

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